Con gli angioli
In un crepuscolo primaverile una fanciulla cuce il suo abito di sposa e a un tratto sorride, forse per una sua gioia segreta. La poesia è ispirata a un detto romagnolo: quando qualcuno ride da sé senza ragione, gli si dice: "Ridi con gli angeli?"
Erano in fiore i lilla (1) e l'ulivelle; (2)
ella cuciva l'abito di sposa:
né l'aria ancora aprìa bocci di stelle, (3)
né s'era chiusa foglia di mimosa; (4)
quand'ella rise; rise, o rondinelle
nere, improvvisa: ma con chi? di cosa?
rise, così, con gli angioli; con quelle
nuvole d'oro, nuvole di rosa.
1) Arboscello con fiori violacei o bianchi, detto anche "serenella".
2) Arbusti con fiori rosei e bacche rosse.
3) Nel cielo non erano ancora comparse le prime stelle.
4) Una pianta le cui foglie, al calare della sera, si piegano come se si chiudessero.
Il mendico
Mangiando il suo tozzo di pane e bevendo acqua un mendicante li trasforma con la fantasia in carne e vino e muta lo squallore del luogo in un mondo quasi fiabesco. La lirica allude alla necessità dei sogni per velare l'amarezza del mondo.
Presso il rudere un pezzente
cena tra le due fontane:
pane alterna egli col pane, (1)
volti gli occhi all'occidente.
Fa un incanto nella mente:
carne è fatto, ecco, l'un pane.
Tra il gracchiare delle rane
sciala il mago sapiente.
Sorge e beve alle due fonti:
chiara beve acqua nell'una,
ma nell'altra un dolce vino.
Giace (2) e guarda: sopra i monti
sparge il lume della luna;
getta l'arti al ciel turchino, (3)
baldacchino
di mirabile lavoro,
ch'ei trapunta a stelle d'oro.
1) Non ha altro da mangiare che pane.
2) Si sdraia sull'erba.
3) Fa un sortilegio al cielo che trasforma in un baldacchino trapunto di stelle.
Mare
Il paesaggio marino allude al mistero che ci avvolge: ecco infatti che il moto e il sospiro delle onde, le stelle che nascono e tramontano, il soffio del vento e la luce della luna, quasi un ponte d'argento verso un mondo sconosciuto.
M'affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle (1), tremolano le onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde. (2)
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni, (3)
per chi dunque sei fatto e dove meni?
1) Sorgono e tramontano.
2) Un rapido brillo del cielo, un breve tremolio nell'acqua.
3) Distese d'acqua.
A nanna
Il chiacchierio dei bimbi sembra un'arnia ronzante finchè la nonna non racconta una novella: i nipotini a poco a poco si addormentano, ma nel sogno ritrovano il mondo incantato della fiaba.
Come un rombo d'arnia suona
tra il cricchiar (1) della mortella. (2)
Nonna, è detta la corona: (3)
nonna, or dì la tua novella.
Ella dice, ell'è pur buona,
la più lunga, la più bella:
- Sola (O Dio! bubbola e tuona!) (4)
sola va la reginella.
Ecco un lume, una stellina,
ma lontanamente, appare.
Via, conviene andare andare.
Va e va - Ma ciondolare
già comincia una testina;
due sonnecchiano; cammina (5)
che cammina,
e le (6) son tutte arrivate:
sono in collo delle fate.
1) Scricchiolare.
2) Mirto.
3) Abbiamo già recitato il rosario.
4) è il brontolio di un temporale che si avvicina.
5) Riferito al "Va e va": è la fiaba che ritorna nel sogno.
6) In correlazione a "testina": i bambini si addormentano e nel sogno giungono al mondo delle fate.
Il piccolo aratore
è quasi un indovinello in versi che continua nella lirica seguente: lo scolaretto che scrive è un piccolo aratore e come questo traccia faticosamente i solchi, così quello riga il foglio con le linee della scrittura. Allo stesso modo il ragazzo che legge (la poesia successiva "Il piccolo mietitore") diventa il contadinello che stringe in fasci le spighe, come il lettore raduna le parole nella frase. Le varie azioni del leggere e dello scrivere sono adombrate continuamente dalle diverse operazioni della mietitura e dell'aratura, con un virtuosismo ingegnoso.
Scrive... (la nonna ammira) : ara bel bello (1)
guida l'aratro (2) con la mano lenta;
semina (3) col suo piccolo marrello: (4)
il campo è bianco, (5) nera la sementa.(6)
D'inverno(7) egli ara: la sementa nera
d'inverno spunta, sfronza a primavera; (8)
fiorisce, ed ecco, il primo tuon di Marzo
rotola in aria, e il serpe esce dal balzo. (9)
1) Le linee della scrittura procedono come i solchi quando si ara.
2) La penna.
3) Traccia le lettere.
4) La marra che penetra la terra è il pennino che solca di segni la pagina.
5) La pagina su cui scrive è bianca; la sementa, ovvero le parole, sono tracciate con inchiostro nero.
6) L'inchiostro.
7) Lo scolaro studia tutto l'inverno e avrà i suoi frutti nella tarda primavera, alla conclusione dell'anno scolastico.
8) Mette gemme e fronde.
9) In primavera il ragazzo può uscire felice tra i campi.
Il Pascoli ha fuso due proverbi toscani: "Al primo tuon di marzo escono fuori tutte le serpi" e "Marzo, la serpe esce dal balzo".
Il piccolo mietitore
Legge... (la nonna ammira): ecco il campetto
bianco di grano nero in lunghe righe: (1)
esso tutt'occhi, con il suo falcetto (2)
a una a una miete quelle spighe;
miete, e le spighe restano pur quelle: (3)
miete e lega coi denti (4) le mannelle; (5)
e le mannelle di tra i denti suoi
parlano... come noi, meglio di noi. (6)
1) Il foglio bianco con le righe nere delle parole.
2) La lingua che pronuncia le parole.
3) Leggendo, le righe non si cancellano.
4) Pronuncia chiaramente.
5) Le mannelle sono un piccolo fascio di spighe; qui stanno a significare frasi formate da più parole.
6) Pronunciate dal bambino, le parole scrutano nella realtà più profondamente che nei discorsi degli adulti.
Nota di Lunaria: questo concetto, la "supremazia" dell'infanzia, o dell'adulto-bambino, nei confronti dell'età adulta si lega chiaramente al "Fanciullino" pascoliano, ma anche al concetto di Gesù, secondo il quale, per entrare nel regno dei cieli, bisogna essere come dei bambini.
Notte
A tarda notte, nel paese, molte ragazze stanno ancora lavorando all'arcolaio, sognando un mondo meraviglioso.
Siedon fanciulle ad arcolai ronzanti,
e la lucerna i biondi capi indora:
i biondi capi, i neri occhi stellanti, (1)
volgono alla finestra ad ora ad ora:
attendon (2) esse a cavalieri erranti
che varcano la tenebra sonora? (3)
Parlan d'amore, di cortesie, d'incanti:
così parlando aspettano l'aurora.
1) Luminosi come stelle.
2) Pensano sognando.
3) Per il galoppo dei cavalli.
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