Paese notturno
Nell'oscurità della notte, le cose assumono aspetti paurosi e sembrano diventare parvenze illusorie, anche la Luna che sorge rivela soltanto cupe figure. La lirica è pervasa da una tensione simbolica che alla fine culmina nell'immagine della sfinge, simbolo del mistero della vita, caro al gusto del Decadentismo.
Capanne e stolli (1) ed alberi alla luna
sono, od un tempio dell'antico Anubi, (2)
fosca rovina? Stampano una bruna
orma le nubi
su la campagna, e più profonda e piena
la notte preme (3) le macerie strane,
chiuse allo sguardo, (4) dove alla catena
uggiola un cane.
Ecco la falce d'oro (5) all'orizzonte:
due nere guglie (6) a man man dipinge,
indi non so che candido. Una fronte
bianca di sfinge?
1) I pali attorno a cui si accumula il fieno.
2) Divinità egiziana che guidava i morti.
3) Grava.
4) Che nella notte non si possono distinguere.
5) Della Luna.
6) Come rivela la prima stesura, sono in realtà due cipressi.
Rammarico
Un momento di malinconia, al tramonto, fa pensare al Poeta che la vita è solo un passaggo dalla nascita alla morte, come il giorno è un breve periodo dall'alba al tramonto. Non resta che la nostalgia dei sogni giovanili e la consapevolezza che le speranze sono sempre destinate a svanire, come il sogno d'amore di Giulietta e Romeo.
Chi questo nuovo pianto in cuor mi pone?
Verso Occidente, (1) o dolce madre Aurora, (2)
da te lontano la mia vita è corsa.
Il cielo s'alza (3) e tutto trascolora;
passano stelle e stelle in lenta corsa;
emerge dall'azzurro la grand'Orsa,
e sta nell'arme fulgido Orione. (4)
Come più lieta la tua vista, (5) quando
un poco accenni delle rosee dita; (6)
e la greggia s'avvia scampanellando,
esce il bifolco e rauco i bovi incita,
canta lassù la lodola - apparita
ecco Giulietta, e piange, al suo balcone!- (7)
1) Verso il tramonto e simbolicamente verso la morte.
2) Datrice di vita, perchè indica il sorgere del sole, e con valore simbolico, la giovinezza.
3) Di sera, la volta del cielo sembra più fonda.
4) Nell'antica astrologia, la costellazione di Orione era rappresentata come un eroe armato.
5) Dell'aurora, dopo le tenebre della notte.
6) Epiteto omerico.
7) Il canto dell'allodola che annuncia il mattino, avverte Giulietta che è anche l'ora di separarsi da Romeo, e la fanciulla a quel canto si dispera.
Sogno
Il Poeta sogna di tornare a San Mauro e ritrova tutto come un tempo, quando era giovane e la famiglia era ancora unita; ma nel sogno la madre non gli appare. Sul ricordo si stende l'amarezza del presente, la coscienza che i famigliari sono morti e la stanchezza per il cammino troppo faticoso della vita: sogno e realtà si fondono con rapidi passaggi.
Per un attimo fui nel mio villaggio,
nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco tornavo, come da un viaggio;
stanco, al mio padre, ai morti, ero tornato.
Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un'angoscia muta.
- Mamma? - è là che ti scalda un po' di cena -
Povera mamma! e lei, non l'ho veduta. (1)
1) Quando la madre morì, il Poeta era in collegio a Urbino.
I gattici
Guardando gli alberi spogli nella nebbia autunnale, il poeta pensa alla primavera: di tanta vivacità non restano che pioggia e vento e al posto dei fiori primaverili non c'è che il crisantemo, ornamento dei cimiteri. I sogni e le speranze giovanili sfioriscono rapidamente e ci rimane soltanto la morte; e come il vento d'autunno era lo stesso di primavera, così vita e morte, illusione e delusione sono ugualmente presenti nel corso dell'esistenza.
E vi rivedo, o gattici d'argento, (1)
brulli in questa giornata sementina: (2)
e pigra ancor la nebbia mattutina
sfuma dorata (3) intorno ogni sarmento.
Già (4) vi schiudea le gemme questo vento
che queste foglie gialle ora mulina;
e io che al tempo allor gridai, Cammina,
ora (5) gocciare il pianto in cuor mi sento.
Ora, le nevi inerti sopra i monti,
e le squallide pioggie, e le lunghe ire
del rovaio (6) che a notte urta le porte,
e i brevi dì che paiono tramonti (7)
infiniti, e il vanire e lo sfiorire,(8)
e i crisantemi, il fiore della morte.(9)
1) I pioppi bianchi, le cui foglie nella pagina inferiore hanno riflessi argentei.
2) Adatta per la semina.
3) Per i riflessi del Sole.
4) In primavera.
5) D'autunno.
6) I soffi irosi del vento di tramontana.
7) Perchè sono nebbiosi, con una luce pallida come di tramonto.
8) Le cose sembrano dissolversi nella tristezza autunnale.
9) Perchè fioriscono verso il giorno dei Morti (2 novembre) e sono ornamento tradizionale delle tombe.
La siepe
Qualche bacca sui nudi ramicelli
del biancospino trema nel viale
gelido: il suol rintrona, (1) andando, quale
per tardi passi il marmo degli avelli.
Le pasce (2) il piccol re, (3) re degli uccelli
ed altra gente piccola e vocale. (4)
S'odono a sera lievi frulli d'ale,
via, quando giunge un volo di monelli.
Anch'io (5) ; ricordo, ma passò stagione;
quelle bacche a gli uccelli della frasca
invidiavo, (6) e le purpuree more,
e l'ala, i cieli, i boschi, la canzone:
i boschi antichi, ove una foglia casca,
muta, per ogni battito di cuore.
1) Il terreno gelido risuona sotto il piede quasi fosse cavo, come una tomba.
2) Se ne ciba.
3) Lo scricciolo, detto anche reattino o piccolo re.
4) I bambini.
5) Anche il Poeta correva un tempo felice tra gli altri ragazzi.
6) Contendevo, toglievo. Ha però anche il significato usuale di "invidiare".
Il nido
è un altro momento autunnale che prendo rilievo da pochi particolari: un nido vuoto, una piuma su un ramo scheletrito, il gemito del vento. Come l'esultanza della primavera s'è mutata nella tristezza dell'autunno, così le speranze e i sogni dell'uomo sono destinati a sfiorire, anche se non potremo mai rinunciare completamente ad essi.
Dal selvaggio (1) rosaio scheletrito
penzola un nido. Come, a primavera,
ne prorompeva empiendo la riviera (2)
il cinguettìo del garrulo convito! (3)
Or v'è sola una piuma, che all'invito (4)
del vento esita, palpita leggiera;
qual sogno antico in anima severa,
fuggente sempre e non ancor fuggito: (5)
e già l'occhio (6) dal cielo ora si toglie;
dal cielo dove un ultimo concento (7)
salì raggiando (8) e dileguò nell'aria;
e si figge alla terra, in cui le foglie
putride stanno, mentre a onde il vento
piange nella campagna solitaria.
1) Selvatico, non di giardino.
2) La riva del fiume.
3) Il banchetto degli uccellini.
4) Al soffio.
5) Che sfiorisce rapidamente ma al quale non vi vorrebbe rinunciare.
6) Del Poeta che guarda la scena.
7) L'ultimo canto degli uccelli prima di emigrare.
8) Irradiandosi.
Il ponte
L'acqua che scorre sotto un ponte, mentre sorge la luna, lo indirizza al consueto simbolismo: la vita è come un fiume che da una sorgente ignota scorre verso una fine altrettanto ignota, e nel mormorio dell'acqua contro il ponte c'è come un pianto per l'oscurità del nostro destino.
La glauca (1) luna lista (2) l'orizzonte
e scopre i campi nella notte occulti
e il fiume errante. In suono di singulti
l'onda si rompe al solitario ponte.
Dove il mar, che lo chiama? e dove il fonte, (3)
ch'esita (4) mormorando tra i virgulti?
Il fiume (5) va con lucidi sussulti
al mare ignoto dall'ignoto monte. (6)
Spunta la luna: a lei sorgono intenti
gli alti cipressi dalla spiaggia triste,
muovendo (7) insieme come un pio sussurro.
Sostano, biancheggiando, le fluenti
nubi, a lei volte, che salìan non viste ( 8 )
le infinite scalèe del tempio azzurro. (9)
1) Celeste, tendente al verde.
2) Rileva i contorni dell'orizzonte.
3) La sorgente.
4) Sgorga lentamente, a intervalli, come se esitasse.
5) Qui è il corso dell'esistenza.
6) La foce è la morte e il monte con la sorgente diventa l'immagine della vita che nasce: morte e vita sono avvolte ugualmente dall'"ignoto".
7) Per il vento che li agita.
8) Perchè prima della Luna l'oscurità era più fonda.
9) Del cielo.
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